Close your eyes, listen to my voice.

Tempo fa mi trovavo in treno per uno dei miei soliti viaggi da studente fuori sede. Viaggio affrontato più di una volta: sveglia presto, macchina fino alla stazione, treno per circa tre ore, pausa di un’ora e di nuovo in treno per altre tre ore. Quando viaggi spesso impari ad ottimizzare il tempo di viaggio e quelle sette ore e mezza sembrano molte di meno. Alle volte invece capita di affrontare viaggi interminabili durante i quali due ore sembrano cinque. Sono quei viaggi in cui la meta non giustifica il viaggio, i pensieri si ingigantiscono e il tempo trascorre lentamente. Oltre a viaggiare fisicamente, viaggi con la testa cercando una meta di tranquillità.

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 La sensazione che si ha è paragonabile a quella in cui mentre sei seduto sul treno, guardi il mare illuminato dal sole di mezzogiorno, ti abitui a quell’immagine e ti lasci cullare dagli alberi che appaiono e scompaiono ad intermittenza. Quando all’improvviso il treno entra in una galleria, buia, interminabile che ti fa perdere l’orientamento, così anche i pensieri non riescono a ritrovare il nord e l’unica cosa che riesci a pensare è alla fine della galleria. Rivedere la luce, il mare, gli alberi… hey there Delilah, don’t you worry about the distance.

Close your eyes, listen to my voice.

Anche queste sensazioni alimentano la mia voglia di viaggiare.

Quant’è teneroso e #petaloso il cambiamento!

#petaloso

Già, petaloso. E chi se l’aspettava? Non avrei mai immaginato che sui social si sarebbe scatenato un putiferio per una parola così carica di tenerezza.

Sarà che la gente ha paura della diversità? Forse sto allargando troppo il campo. Tuttavia, non riesco proprio a capire chi si accanisce contro la novità, in questo caso linguistica. L’italiano, fino a prova contraria, dovrebbe essere una lingua viva. Il che la rende fulcro di continui cambiamenti. Sono proprio queste piccole variazioni che alimentano la speranza. E se l’ipotesi secondo la quale la lingua rispecchia la cultura e viceversa fosse vera, allora non dovremo far altro che esserne contenti.

Certo è che ogni cambiamento va valutato con pazienza e prudenza, ma tutto sommato la tenerezza non dovrebbe avere bisogno dell’approvazione.

Io stesso, cercando di riflettere su quello che faccio, spesso cado nell’ipocrisia dell’età adulta. Pensare è importante. Anche lasciarsi andare ogni tanto lo è.

In medio stat virtus.

E #petaloso is the new virtus.

Oggi ho capito che una piccola parola nuova piena di tenerezza riesce a turbare chi di tenerezza non ne ha.

La felicità è reale solo se è condivisa – Parte 2

Ti auguro il vuoto e la coralità

 

Accompagno sempre la lettura con la musica, riesce ad amplificare la potenza delle parole.

 

Vuoto

Una parola che mi fa venire i brividi questa. Forse me ne vergogno, per questo sento la pelle d’oca percorrermi la schiena fino ad esplodermi su tutto il corpo. Oggi è una giornata grigia. Fredda. E purtroppo si riflette sul mio umore. Come fare per percepire il sole anche se non si vede? Vorrei essere capace di soffiare così forte da poter spostare le nuvole. Essere forte per poterlo spostare anche per chi avrebbe bisogno di quel sole più di quanto ne abbia io. La sofferenza ti fa concentrare sulle nuvole, ti toglie la speranza di una giornata di sole. La sofferenza rende egoisti senza esserlo, annebbia la vista e corrode dall’interno.

E la solitudine diventa la ciliegina sulla torta in momenti come questi.

Per tantissimo tempo mi sono ripetuto che ero in grado di superare le difficoltà con le mie forze. Mi ripetevo che il tempo poteva trasformare la tristezza in gioia.

Ma quello che ottenevo era soltanto apatia. Avevo bisogno di aiuto. Mi veniva offerto e io non lo capivo.

E il vuoto mi sovrastava.

È davvero una brutta sensazione.

 

Esco. Chiudo gli occhi. Sento il vuoto.

Lascio che il vento accarezzi il mio volto.

Lascio che quella melodia sfiori il mio dolore.

Che mi metta a contatto con il vuoto.

Che mi metta a contatto con un nuovo inizio.

Per questo cerco di rendermi utile. C’è bisogno di aiuto disinteressato. Per quando le persone si sentiranno pronte a chiederlo. Toccare il vuoto insieme a qualcuno è la conferma dell’esistenza del sole.

Questo è per te, se lo leggerai saprai che sto soffiando per te, insieme a te. Il sole c’è. Ti voglio bene.

La felicità è reale solo se è condivisa

Frase di forte impatto questa. L’ho sentita la prima volta qualche anno fa, quando ero al liceo, quando ancora tutto doveva iniziare. Ci penso molto ultimamente, proprio perché sono riuscito a creare una rete di amicizie nonostante i tanti viaggi. La settimana scorsa abbiamo organizzato una cena a casa mia e abbiamo giocato per tutta la serata. Tra una battuta e l’altra il tempo è volato, come vola sempre quando ci si diverte. Frase fatta. Il tempo vola quando ci si diverte, quando si sta bene. Mi piacerebbe ampliare un po’ questa semplice affermazione. Se ci si divertisse di continuo, avremmo un’altra percezione del tempo. Come ogni momento, finisce nell’attimo in cui inizia. E cerco di trovare la famigerata amara consolazione in questo. Se la felicità è fatta di attimi, anche la tristezza lo è. Tuttavia ripensiamo al titolo: è reale solo se è condivisa. Vale anche per la tristezza? Non credo. Ma condividerla attutisce sicuramente il colpo. Nelle ultime settimane mi sono trovato di fronte ad amici che mi hanno chiesto aiuto. Alcune volte è difficile dare il giusto consiglio, soprattutto quando l’evidenza è sconvolgente. Quando gli attimi di tristezza sono troppi e troppo vicini, è complicato dare consigli che siano costruttivi. E purtroppo, per quanto ci sforziamo di modellarci alla vita, il fattore C prende il sopravvento. A questo punto mi domando: avevano ragione gli antichi che additavano il Fato come causa di tutto?

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Buon viaggio

Alba di un nuovo viaggio.
Il viaggio dà speranza, riempie il cuore di una nostalgia di un futuro ancora da vivere.

Nostalgia di una serenità puerile che accompagna il percorso verso l’età adulta.

Pensieri melliflui di buon auspicio.
Buon viaggio a chi ha toccato la neve a mani nude e che ha sentito quel gelo che gli scalda il cuore, in ricordo di tempi passati.

Buon viaggio a chi cerca la speranza che non ha.

alba roggiano Buon viaggio.

E mi sento un po’ Joyce

 

Casa. Casa e tranquillità. Ho paura. Sono stanco. Sono stanco di aver paura. E mi affido al flusso di coscienza, convinto di poter creare qualcosa. Trasformare questo rancore palpitante in qualcosa di dolce, di tenero, che possa un giorno ricordarmi di come sia possibile attuare questa metamorfosi. Come un ticchettio di un orologio che, ininterrottamente segna il passare del tempo: un tempo predestinato, già deciso da qualcuno o da qualcosa che, silenziosamente, governa le nostre decisioni. Nella paura si cerca una spiritualità, si affida l’impotenza a qualcosa di infinitamente distante da noi, con la speranza di poter alleviare quel forte ticchettio dell’orologio, che diventa sempre più rumoroso. Sono pensieri già stati pensati. Pensieri tramandati da una generazione all’altra, come se il sapere e la cultura fossero diventati eredità genetica. Questa certezza, il riformulare i pensieri, cercare altri modi di esprimere concetti già approfonditi, rende banale e opinabile tutto quello che scrivo. Ma scrivo lo stesso, esplodo lo stesso. Di fronte alla solitudine, questa sorella difficile che è cresciuta con me, non mi abbandona, e mi fa compagnia, scrivo. È con lei che nascono le incertezze, le paure, anzi, che si moltiplicano. Tutto diventa più difficile. Persino scrivere diventa noioso, diventa poco interessante. La stanchezza invade i pensieri: tutti i desideri, tutti i sogni, tutti i sorrisi svaniscono quando si è accompagnati dal ticchettio e dalla solitudine. Tendo a perdere anche la voglia di scrivere perchè penso: cosa risolvo? Eppure qualcosa mi dice di continuare, nella speranza che esca qualcosa di buono da questo flusso di pensieri. È la speranza, questo sentimento mortale, che ci fa vivere la mortalità nell’eternità. Dal momento in cui iniziamo a ricordare, la speranza ci abbraccia e ci insegna a disegnare i sorrisi nel cielo con gli arcobaleni e le nuvole. È una speranza che ci fa sentir parte di qualcosa di talmente grande che non saremo mai in grado di comprendere ed accettare. E allora concludo, sfidando la realtà: cosa mangio? Guardo un film o studio un po’? Quasi quasi esco a fare una passeggiata.