Quant’è teneroso e #petaloso il cambiamento!

#petaloso

Già, petaloso. E chi se l’aspettava? Non avrei mai immaginato che sui social si sarebbe scatenato un putiferio per una parola così carica di tenerezza.

Sarà che la gente ha paura della diversità? Forse sto allargando troppo il campo. Tuttavia, non riesco proprio a capire chi si accanisce contro la novità, in questo caso linguistica. L’italiano, fino a prova contraria, dovrebbe essere una lingua viva. Il che la rende fulcro di continui cambiamenti. Sono proprio queste piccole variazioni che alimentano la speranza. E se l’ipotesi secondo la quale la lingua rispecchia la cultura e viceversa fosse vera, allora non dovremo far altro che esserne contenti.

Certo è che ogni cambiamento va valutato con pazienza e prudenza, ma tutto sommato la tenerezza non dovrebbe avere bisogno dell’approvazione.

Io stesso, cercando di riflettere su quello che faccio, spesso cado nell’ipocrisia dell’età adulta. Pensare è importante. Anche lasciarsi andare ogni tanto lo è.

In medio stat virtus.

E #petaloso is the new virtus.

Oggi ho capito che una piccola parola nuova piena di tenerezza riesce a turbare chi di tenerezza non ne ha.

La felicità è reale solo se è condivisa – Parte 2

Ti auguro il vuoto e la coralità

 

Accompagno sempre la lettura con la musica, riesce ad amplificare la potenza delle parole.

 

Vuoto

Una parola che mi fa venire i brividi questa. Forse me ne vergogno, per questo sento la pelle d’oca percorrermi la schiena fino ad esplodermi su tutto il corpo. Oggi è una giornata grigia. Fredda. E purtroppo si riflette sul mio umore. Come fare per percepire il sole anche se non si vede? Vorrei essere capace di soffiare così forte da poter spostare le nuvole. Essere forte per poterlo spostare anche per chi avrebbe bisogno di quel sole più di quanto ne abbia io. La sofferenza ti fa concentrare sulle nuvole, ti toglie la speranza di una giornata di sole. La sofferenza rende egoisti senza esserlo, annebbia la vista e corrode dall’interno.

E la solitudine diventa la ciliegina sulla torta in momenti come questi.

Per tantissimo tempo mi sono ripetuto che ero in grado di superare le difficoltà con le mie forze. Mi ripetevo che il tempo poteva trasformare la tristezza in gioia.

Ma quello che ottenevo era soltanto apatia. Avevo bisogno di aiuto. Mi veniva offerto e io non lo capivo.

E il vuoto mi sovrastava.

È davvero una brutta sensazione.

 

Esco. Chiudo gli occhi. Sento il vuoto.

Lascio che il vento accarezzi il mio volto.

Lascio che quella melodia sfiori il mio dolore.

Che mi metta a contatto con il vuoto.

Che mi metta a contatto con un nuovo inizio.

Per questo cerco di rendermi utile. C’è bisogno di aiuto disinteressato. Per quando le persone si sentiranno pronte a chiederlo. Toccare il vuoto insieme a qualcuno è la conferma dell’esistenza del sole.

Questo è per te, se lo leggerai saprai che sto soffiando per te, insieme a te. Il sole c’è. Ti voglio bene.

La felicità è reale solo se è condivisa

Frase di forte impatto questa. L’ho sentita la prima volta qualche anno fa, quando ero al liceo, quando ancora tutto doveva iniziare. Ci penso molto ultimamente, proprio perché sono riuscito a creare una rete di amicizie nonostante i tanti viaggi. La settimana scorsa abbiamo organizzato una cena a casa mia e abbiamo giocato per tutta la serata. Tra una battuta e l’altra il tempo è volato, come vola sempre quando ci si diverte. Frase fatta. Il tempo vola quando ci si diverte, quando si sta bene. Mi piacerebbe ampliare un po’ questa semplice affermazione. Se ci si divertisse di continuo, avremmo un’altra percezione del tempo. Come ogni momento, finisce nell’attimo in cui inizia. E cerco di trovare la famigerata amara consolazione in questo. Se la felicità è fatta di attimi, anche la tristezza lo è. Tuttavia ripensiamo al titolo: è reale solo se è condivisa. Vale anche per la tristezza? Non credo. Ma condividerla attutisce sicuramente il colpo. Nelle ultime settimane mi sono trovato di fronte ad amici che mi hanno chiesto aiuto. Alcune volte è difficile dare il giusto consiglio, soprattutto quando l’evidenza è sconvolgente. Quando gli attimi di tristezza sono troppi e troppo vicini, è complicato dare consigli che siano costruttivi. E purtroppo, per quanto ci sforziamo di modellarci alla vita, il fattore C prende il sopravvento. A questo punto mi domando: avevano ragione gli antichi che additavano il Fato come causa di tutto?

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