Let it be

Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie. (T. W. Adorno)

Mi sono imbattuto per caso in questa frase leggendo un articolo oggi pomeriggio. All’inizio non le avevo prestato molta attenzione tant’è che sono uscito a fare la spesa, libero da ogni pensiero. Vivere da soli può essere molto rilassante e allo stesso tempo molto demoralizzante, perché spesso ci si trova a pensare, troppo. Ed è mentre preparavo la cena che mi è rivenuta in mente questa frase: “Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”. Così mi sono precipitato davanti al computer per informarmi sull’autore di questa affermazione. Una frase potente quella di Adorno. Una frase che fa riflettere. Inevitabilmente si pensa all’evento che più ha scosso l’intero globo nell’ultimo secolo: la morte di milioni di innocenti. Quanti innocenti sono morti nel corso della storia? Quanti innocenti muoiono ancora oggi e quanti ne continueranno a morire? Un tema di elevata potenza quello suscitato dal filosofo tedesco. Forse troppo forte per poterlo capire a pieno. Ma Adorno era un grande intellettuale, io posso solo fare delle riflessioni nei limiti delle mie possibilità. Non riesco a rimanere immobile dopo un’affermazione del genere. Il dolore provocato durante il periodo nazista non potrà mai essere dimenticato: ed è proprio la memoria, secondo molti, l’imperativo categorico del nostro secolo. “La storia è maestra di vita”, “impariamo dai nostri errori”… se ne conoscono a bizzeffe di aforismi del genere. Ma quando si prova un dolore profondo, riusciamo a riflettere e a ricordare? Non ne sono sicuro. Presto o tardi, tutti ci ritroviamo a vivere un cambiamento, una rivoluzione, una crisi, che ci mette in contatto con il nostro dolore più profondo, con le nostre paure, con la nostra parte nera. Un nero che avvolge tutto. Ma allora come trovare la luce nell’oscurità? È possibile creare di nuovo bellezza da un forte dolore? Il filosofo creò un forte dibattito tra gli intellettuali i quali, insieme ad Adorno stesso, confutarono questa frase provocante.

Perché scrivo di una questione ormai risolta da tempo? Per lo stesso motivo per cui oggi si rielaborano contenuti ormai ripetuti innumerevoli volte: per non dimenticare. La poesia non è un insieme di parole messe in un ordine più o meno ricercato, non è cercare una forma particolare di raccontare un qualcosa: la poesia è la metafora della speranza, della luce, dei colori. La poesia è necessaria.

Sono pensieri di un povero stolto pieno di speranza.

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