Inizio

Perché scrivere? Probabilmente per riuscire ad immortalare qualcosa di così fugace che sparirebbe nella memoria in pochissimo tempo. Allora scrivo: ho voglia di iniziare qualcosa di nuovo, qualcosa che possa essere utile (o forse no) a qualcuno, anche lontano.

Oggi sono stato da solo in casa, ritornato da un’estate particolare in Calabria. È sempre bello ritornare a casa. Si rivedono alcuni volti che ormai non si vedevano da tempo. Si risentono i profumi che ricordano la spensieratezza di quando si andava a scuola, una spensieratezza che vogliamo tenere stretta a noi nonostante si allontani sempre più in fretta. E così iniziamo a rincorrerla, a cercarla in altri luoghi, in altre persone che incrociano i nostri sentieri. Ma quando le difficoltà iniziano a diventare sempre più grandi, è in quel momento che il nostro pensiero si rivolge alla spensieratezza ed è inevitabile non pensare a dove sei cresciuto… ed è subito sorriso. Bisogna tenere ben presente il punto di partenza per poter capire quanta strada è stata fatta.

Molti dicono che siamo una generazione complicata, abbiamo visto nascere i telefonini, i computer, i tablet, ma allo stesso tempo riusciamo a ricordare la mancanza degli amici che non erano vicini e che adesso lo sono più di prima grazie alla tecnologia. Le distanze si accorciano, ma si diventa dipendenti. Dipendenti da una socialità virtuale piena di persone con delle vite perfette. E non ci sentiamo mai soli. La realtà passa in secondo piano. Appena sento un rumore che mi distacca dalla concentrazione dello schermo del computer mi accorgo che, in REALTÀ, sono da solo in casa. “Gioia e disagio”: c’è sempre l’altro lato della moneta.

Consiglio che do a me stesso: cercare sempre di rigirare la moneta a mio favore, ci sarà sempre l’altro lato che proverà a farsi avanti.

PS. Di recente ho visto un documentario che parla della concezione religiosa di un popolo “non tecnologico”. Per citare un amico: «anche se sono ateo, sono spiritualista, cioè credo nella bontà dell’essere umano e alla voglia di migliorarsi. Questo documentario racconta la cosmovisione di un altro popolo che pur essendo “semplice” risulta più evoluto su questioni più umane come il senso di fratellanza».

Bisognerebbe essere spiritualisti e riflettere su entrambi i lati della medaglia. C’è bisogno di essere critici.

Forse ho scritto troppo, cercherò di essere più preciso la prossima volta.

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